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Veduta dalla sommità dell'isola di Vulcano

Le Isole Eolie , dette anche Isole Lipari , sono un arcipelago di origine vulcanica , situato nel Mar Tirreno , in provincia di Messina , a Nord della costa sicula . Comprendono ben due vulcani attivi, Stromboli e Vulcano, oltre a vari fenomeni di vulcanismo secondario . L’arcipelago è composto dalle seguenti isole:

Destinazione turistica sempre più popolare, le isole attraggono fino a 200.000 visitatori annuali. Le Eolie sono state nominate Patrimonio dell’Umanità dall’ UNESCO per i fenomeni vulcanici. Etimologia Le isole prendono nome dal dio Eolo, re dei venti . Secondo la mitologia greca , Eolo riparò su queste isole e diede loro nome, grazie alla sua fama di domatore dei venti. Viveva a Lipari , e riusciva a prevedere le condizioni del tempo osservando la forma delle nubi sbuffate da un vulcano attivo, probabilmente lo Stromboli. Grazie a questa abilità, determinante per gli isolani che erano in gran parte pescatori e necessitavano di conoscere gli eventi meteorologici che sarebbero avvenuti, Eolo si guadagnò grande popolarità nell’arcipelago, e secondo una teoria , fu da questi fatti che un semplice principe greco , abile nel prevedere il tempo dalle nubi, alimentò il mito del dio Eolo in grado invece di controllarle. Storia La presenza umana nell’ arcipelago risulta sin dalla notte dei tempi. Le genti preistoriche vennero infatti sicuramente attratte dalla presenza di grandi quantità di ossidiana , minerale di origine vulcanica grazie al quale le Eolie furono al centro di fiorenti rotte commerciali sin dai tempi di Roma antica . I primi insediamenti si ebbero già alcuni secoli prima del 4000 a.C. , nell’età neolitica. L’ossidiana, che a quei tempi era un materiale ricercatissimo grazie al fatto di essere il più tagliente di cui l’uomo dell’epoca disponeva, generò traffici commerciali così intensi da conferire grande prosperità alle isole. Da Lipari era esportata in gran quantità verso la Sicilia , l’ Italia meridionale , la Liguria , la Provenza e la Dalmazia . A Lipari nacque così uno degli insediamenti più popolosi del Mediterraneo , e a partire dal 3000 a.C. la ricchezza di Lipari si estese alle altre sei isole, che cominciarono ad essere popolate. Tra il XVI e il XIV secolo avanti Cristo divennero importanti perché poste sulla rotta commerciale dei metalli, in particolare lo stagno che giungeva via mare dai lontani empori della Britannia e transitava per lo stretto di Messina verso oriente. Mentre in Sicilia si afferma la Cultura di Castelluccio , a Capo Graziano, nell’isola di Filicudi ma anche a Lipari si diffonde la cosiddetta Cultura Eoliana caratterizzata dal commercio piu che dall’agricoltura, con le sue capanne circolari con pareti di pietre a secco, quasi a strapiombo sul mare e una propria ceramica. Le isole furono colonizzate dai Greci, intorno al 580 a.C. , che chiamarono le isole Eolie poiché ritenevano che fossero la dimora del dio dei venti, Eolo , un mito questo destinato ad affermarne la “grecità” .Nel 260 furono teatro della battaglia di Lipari tra Roma e Cartagine . In epoca romana divennero centri di commercio dello zolfo, dell’allume e del sale. Lo storico biblico Giuseppe Flavio menziona una popolazione forse in relazione con le Eolie: ” Elisa diede il nome agli Eliseani ed essi sono ora gli Aeoliani” . Elisa si riferisce al nipote di Iafet , figlio di Noè . Nel 1544 , quando la Spagna dichiarò guerra alla Francia, il re francese Francesco I chiese aiuto al sultano ottomano Solimano il Magnifico . Questo mandò una flotta comandata da Khair ad Din che fece rotta sulle isole Eolie e le attaccò uccidendo e deportando i suoi abitanti. Secondo il suo disegno le Eolie avrebbero dovuto essere l’avamposto dal quale attaccare Napoli. Nel corso dei secoli l’arcipelago venne ripopolato di nuovo da comunità spagnole, siciliane e del resto d’Italia. In epoca borbonica l’isola di Vulcano veniva usata come colonia penale per l’estrazione coatta di allume e zolfo. Geografia Le Isole Eolie formano un arcipelago costituito da sette isole vere e proprie, cui si aggiungono isolotti e scogli affioranti dal mare. Le 7 isole sono disposte a forma di Y in orizzontale, al largo della Sicilia settentrionale, di fronte alla costa tirrenica messinese . Sono perciò visibili da gran parte della costiera tirrenica della Sicilia quando la visibilità è ottima e non è presente foschia . Geologia Le isole Eolie costituiscono un sistema vulcanico determinato dalla subduzione della litosfera oceanica sotto quella continentale, determinandone la fusione con liberazione di magma che, giunto in superficie, forma un arco insulare , l’ arco Eoliano , lungo 200 km e composto, oltre che dalle sette isole vulcaniche emerse, da vari seamount ( Alcione , Lametini , Palinuro , Glabro , Marsili , Sisifo , Eolo , Enarete ). Collegamenti con la terraferma: Sono raggiungibili per traghetto o aliscafo da Messina , Milazzo , Palermo , Sant’Agata di Militello , Reggio Calabria , Napoli .
È inoltre disponibile a richiesta un collegamento dall’ aeroporto di Reggio Calabria con elicottero AS-350 , e anche dall’ aeroporto di Catania .

Porticciolo dell'Isola di AlicudiL’ Isola di Alicudi è un’ isola di 5,2 km² facente parte delle Isole Eolie . Amministrativamente fa parte del comune di Lipari (ME) , coord.geogr. 38°32’N 14°24’E). Gli abitanti dell’isola vengono chiamati Arcudari. Anticamente era nota come Ericusa (ricca di erica). L’isola di Alicudi è la più occidentale dell’ arcipelago eoliano ed è situata a circa 34 miglia marine a ovest di Lipari . È dominata dal monte Filo dell’Arpa, un vulcano spento, quasi perfettamente circolare, di 5 km², con coste scoscese e ripide che costituisce la parte emersa, dai 1.500 mt. di profondità del fondo del mare, fino ai 675 mt s.l.m del punto culminante dell’isola. È abitata solo sul versante orientale, quello digradante in modo meno aspro verso il mare. L’unico centro abitato dell’isola è chiamato anch’esso Alicudi e conta circa 100 abitanti. L’isola delle eriche nel dopoguerra era abitata da oltre 600 persone, in gran parte emigrate in Australia, nel corso dei successivi decenni. Ancora oggi si possono notare i terrazzamenti, ad opera dell’uomo, che spezzano i versanti del vulcano ed hanno permesso agli abitanti di vivere dell’attività agricola. Di natura vulcanica, la terra risulta essere particolarmente fertile e coltivabile. Inoltre, gli abitanti non svilupparono storicamente l’attività della pesca poiché la presenza di pirati e predoni dei mari in quelle zone non rendeva tale attività conveniente rispetto all’agricoltura. Il mare è accessibile solamente tramite scogli o spiaggette di sassi. Economia e ambiente I principali prodotti dell’isola sono l’ ulivo , la vite , i capperi e la pesca . Il turismo è una voce importante dell’economia dell’isola, anche se in maniera minore rispetto alle altre isole. Risalendo le ripide mulattiere, ci si immerge nei mille colori offerti da agavi, fichi d’india, capperi in fiore, bouganville rosse, rosa, viola, arancio e, naturalmente, eriche. Trasporti Gli unici mezzi di trasporto, che non siano le proprie gambe, in grado di arrampicarsi per le ripide mulattiere sono l’ asino e il mulo . Non vi sono veicoli di sorta, e non vi sono strade, ad eccezione di una striscia di asfalto che si snoda per alcune centinaia di metri e che serve per collegare il piazzale, adibito ad eliporto, al molo. Ad Alicudi vi è un piccolo molo e un piazzale adibito ad eliporto per le emergenze collegati con l’unica strada asfaltata dell’isola, che si estende per poche centinaia di metri. L’isola è collegata all’isola maggiore, Lipari , con un servizio marittimo, sia tramite aliscafo sia tramite traghetto da Alicudi a Lipari via Filicudi , Rinella e Santa Marina Salina oppure direttamente dalla Sicilia . L’Isola di Filicudi è un’ isola di 9,7 km² facente parte delle Isole Eolie . Amministrativamente fa parte del comune di Lipari (ME) . Anticamente era nota come Phoenicusa , ricca di felci, ovvero di una caratteristica palma nana ancora presente sui promontori dell’isola. L’isola di Filicudi è la seconda isola più occidentale dell’ arcipelago (dopo Alicudi ) ed è situata a circa 24 miglia marine a ovest di Lipari . È dominata dal monte Fossa Felci , un vulcano spento alto 774 m . Oltre ad esso, di vulcani ce ne sono ben altri sette, tutti spenti da molto tempo, e per questo fortemente corrosi dall’ erosione . La popolazione, circa 250 abitanti ( che diventano 3000 nella stagione estiva), è distribuita tra i centri di Filicudi Porto, Valdichiesa e Pecorini a Mare, collegati tra loro dall’unica strada asfaltata dell’isola e da una fitta trama di mulattiere . Gli abitanti si chiamano filicudari . Economia A oggi i principali prodotti agricoli dell’isola sono i capperi ed i fichi . La principale voce dell’ economia locale è il turismo . La pesca non è praticata intensamente, mentre lo è quella amatoriale o comunque non professionale. Ecologia Filicudi è sotto la protezione dell’Unesco in quanto patrimonio dell’Umanità. È stato creato un parco regionale in parte dell’isola. Trasporti Il collegamento dell’isola di Filicudi alla terraferma è assicurato da un servizo di trasporto marittimo via aliscafo , nave o catamarano. Per andare a Milazzo si effettuano gli scali di Rinella e Santa Marina Salina , Lipari , Isola di Vulcano . Il Comune di Lipari ha imposto una tassa di un euro per l’entrata nel suo territorio. Sviluppo La luce elettrica è stata portata a Filicudi nel 1986, con un impianto di generazione a gasolio, innescando un drammatico balzo nel futuro nella quotidianità degli isolani. Il turismo ha iniziato a svilupparsi in quel periodo, crescendo poi di anno in anno. Con l’ elettricità sono giunti sull’isola ausilii per ogni attività, le pompe elettriche per l’acqua dei pozzi, le televisioni sono divenute di massa, gli elettrodomestici hanno cominciato a diffondersi.
Quanto all’acqua corrente, la si trasporta tramite navi cisterna per poi distribuirla sulla rete idrica. La proposta di costruire un impianto dissalatore non è ancora stata attuata. Approdi Due sono gli approdi principali di Filicudi, nessuno dei quali può definirsi sicuro per ogni condizione meteorologica. Il Porto, quello dove approdano quasi tutte le navi, i traghetti e gli aliscafi, è naturalmente la zona più frequentata e “commerciale” dell’Isola di Filicudi. Pecorini Mare, rappresenta l’alternativa di attracco nelle giornate in cui per le condizioni meteo o per altri motivi i mezzi di collegamento non possono attracare al Porto. Ultimamente viene spesso utilizzato per far attraccare la nave di collegamento con Napoli. Etimologia & Luoghi d’interesse L’etimologia del nome Filicudi (chiamata Phoenicusa dai Romani) significa “ricco di felci”, dove per felce si intende una palma nana che cresceva abbondante e rigogliosa nell’isola. Essa è la Chamaerops humilis , ancora presente sulle alture dell’isola, a Montagnola ed a Fossa Felci .

  • Il tramonto, da Stimpagnato , con vista sullo scoglio la canna e con lo sfondo di Alicudi .
  • Il villaggio neolitico sul promontorio di Capo Graziano.
  • Le Macine, accessibili dalla mulattiera che conduce al villaggio neolitico .
  • Lo scoglio del Giafante. Uno scoglio basaltico a nord dell’isola che si erge dal mare ed ha una forma che ricorda vagamente un elefante, da cui il nome in siciliano “Giafante”. È il risultato di una eruzione vulcanica, della quale è rimasta soltanto la colonna lavica centrale.
  • La Grotta del Bue Marino .
  • Fossa Felci .
  • L’ara sacrificale in cima al promontorio di Capo Graziano .
  • La sede del Museo Eoliano in località porto .
  • Il saloon di Zio Nino , gestito da colui che fu conosciuto sull’isola come «Triolino», a Pecorini Mare, ma d’inverno, lontani dalla bolgia dei turisti modaioli

Veduta aerea dell'Isola di LiparL’ isola di Lipari è l’isola più grande dell’ arcipelago eoliano . Dà il nome al comune nel quale si collocano tutte le isole Eolie eccetto l’ isola di Salina , il cui territorio comprende i tre comuni di Santa Marina Salina , Malfa e Leni . La morfologia dell’isola, vulcanica, presenta sia distese bianche di pomice , sia scure colate di ossidiana come quella delle Rocce Rosse, tra i borghi di Canneto e Acquacalda. Quest’ultima è il risultato della fase finale dell’ultima eruzione del vulcano Monte Sant’Angelo, detto Campo Bianco per il colore della pomice biancastra. Il vaporetto che fa servizio tra le isole, offre una stupenda panoramica dal mare della colata. Storia L’isola presenta tracce di insediamenti umani sin dal neolitico ( 3500 2000 a.C. ) attratte dalla ricchezza di ossidiana , materia principe dell’utensileria da taglio della preistoria; lo schema di tale insediamento rispecchia quello della cultura di Stentinello . La presenza di acqua favorisce lo sviluppo degli insediamenti e la nascita di attività produttive ceramiche. Tracce evidenti di commercio si rilevano già a partire dal XVI secolo a.C. Il nome Lipari, secondo Diodoro Siculo , deriva da Liparo, il re degli Ausoni che intorno al 1400 a.C. invasero l’isola, e vi costruirono una città chiamata Lipara. Questi vi rimasero fino al 1270 a.C. e il periodo rappresenta uno dei più floridi dal punto di vista commerciale data la posizione strategica sulle rotte di navigazione tra ovest ed est del Mar mediterraneo. Originarialmente il nome era Meligunis , nome che deriverebbe dal greco “melos” che significa dolce. Il Museo e i monumenti Il Museo Archeologico Eoliano, sull’acropoli in via del Castello, è uno dei più interessanti in assoluto e con i suoi reperti è la testimonianza di oltre 5000 anni di civiltà dell’isola e dell’arcipelago. È uno dei più importanti del Mediterraneo e presenta in ordine cronologico esposizioni di corredi funerari, vasi, cippi, steli tombali e sarcofagi in pietra che testimoniano dell’evoluzione del culto dei defunti. Inoltre ceramiche di tipi e fogge varie, maschere teatrali e statue fittili. Il centro storico di Lipari è dominato dal Castello posto su un promontorio; la sua costruzione risale a tempi remoti, con una torre facente parte delle fortificazioni greche del IV-III secolo a. C., con torri medioevali del secolo XIII° e cortine murarie di epoca spagnola. All’interno della cinta resti archeologici e la Cattedrale normanna del 1084 rimaneggiata in varie epoche, fino al 1861 con la facciata in stile baroccheggiante . A fianco i resti dell’ Abbazia normanna. Collegamenti e trasporti L’isola di Lipari è collegata regolarmente alla terraferma da navi traghetto ed aliscafi. I collegamenti più frequenti sono con il porto di Milazzo , ma vi sono collegamenti anche con Messina , Palermo , Reggio Calabria e Napoli

Veduta dell'isola di PanareaL’ Isola di Panarea è la più piccola (3,4 km²) e la meno elevata delle Isole Eolie ( 421 metri nella sua maggiore elevazione, il Timpone del Corvo) e con gli isolotti di Basiluzzo , Spinazzola, Lisca Bianca , Dattilo, Bottaro, Lisca Nera e gli scogli dei Panarelli e delle Formiche, forma un piccolo arcipelago fra Lipari e Stromboli posto su un unico basamento sottomarino. L’approdo più importante e scalo commerciale e turistico è nella località San Pietro, la principale contrada dove si concentra l’odierno abitato. Le altre contrade sono Ditella (o Iditella) a nord-est e Drautto, a sud-ovest. Dal punto di vista geologico Panarea è la più antica isola delle Eolie, con gli isolotti circostanti quel che resta di fenomeni eruttivi di un unico bacino vulcanico , oramai quasi del tutto sommerso ed eroso dal mare e dal vento.
Divisa nel senso della lunghezza da un’elevata dorsale, rimane soltanto la parte orientale e meridionale dell’isola originaria, con coste relativamente limitate in altezza, caratterizzate da piccole spiagge e vaste zone pianeggianti, anticamente coltivate a vigne ed oliveti e di cui ancora oggi si notano i terrazzamenti che erano adibiti alle colture, oramai abbandonate. Il lato occidentale e settentrionale è caratterizzato da alte coste inaccessibili e molto frastagliate, un continuo succedersi di terrazzamenti, crepacci e suggestive formazioni di lava solidificata. Il condotto principale dell’originario complesso vulcanico è situato all’incirca nel tratto di mare compreso tra lo scoglio La Nave e lo scoglio Cacatu. Sempre dal mare, sulla costa occidentale (Cala Bianca), sono invece visibili i resti di un camino vulcanico secondario dalla forma di grosso imbuto. Sul lato nord-est dell’isola, sulla spiaggia della Calcara è tuttora possibile scorgere fumarole di vapori che si levano dalle fessure fra le rocce (dai suggestivi colori sulfurei ), ultime tracce di attività vulcanica con temperature fino ai 100°C . In alcuni punti fra i ciottoli in riva al mare, per effetto di queste sorgenti di calore, l’acqua ribolle fino ad essere ustionante. Altri fenomeni eruttivi subacquei (recentemente alla ribalta della cronaca per un’improvvisa aumentata attività) sono evidenti nel ribollire delle acque fra l’isolotto di Bottaro e Lisca Bianca. Non sono invece più identificabili le sorgenti termali segnalate sulla carta poco a nord della punta Peppe Maria “cementificate” (vedi oltre) dal “lungomare” costruito negli anni ottanta . Flora e fauna La macchia mediterranea di Panarea presenta fico d’India ( Opuntia ficus indica ) , lentisco ( Pistacia lentiscus ) , ginestra ( Spartium junceum ), cappero ( Capparis spinosa ) e piante di olivo ( Olea europaea ) secolari, resti dell’antica vocazione agricola dell’isola (scomparsi i vigneti che esistevano fino agli anni settanta ). La vegetazione originaria è poi contaminata da molte specie vegetali esogene, arrivate con il boom edilizio e turistico. Per quanto riguarda la fauna è presente il falco della regina ( Falco eleonorae ) , il corvo ( Corvus corax ) , qualche marangone( Phalacrocorax carbo ) e il gabbiano reale ( Larus argentatus ) che nidificano sulle inaccessibili pareti delle coste occidentali. Caratterizza la fauna isolana il geco ( Tarentola mauritanica ) , innocuo e utilissimo predatore di insetti. Storia Panarea fu abitata già in epoca preistorica come testimonia il villaggio dell’ età del Bronzo ( XIV secolo a.C. ) sul promontorio del milazzese , a sud-ovest dell’isola. La particolare posizione del pianoro, proteso verso il mare e protetto da alte pareti a dirupo sul mare – dunque facilmente difendibile – ne fece un luogo ideale per l’insediamento: nel villaggio, di cui sono visibili e visitabili i resti di una ventina di capanne, sono stati ritrovati materiali d’origine micenea , a testimonianza del ruolo svolto, anche in antichità, dall’arcipelago eoliano, al centro delle principali rotte commerciali del Mar Mediterraneo . Nell’antichità si ritrovano diversi nomi per Panarea: Euonymos (che sta a sinistra, andando da Lipari verso la Sicilia ) e Hycesia (la supplice). Poi è apparso Panaraion (la distrutta) per passare poi a Pagnaria (la maledetta), quindi a Panaria ed infine a Panarea. Per il resto Panarea condivide la storia delle altre isole Eolie ed in particolare di Lipari. Abitate fin dal neolitico , nel periodo fra il VII e il VI secolo a.C. le isole furono preda di continue scorrerie etrusche fino a quando quest’ultimi non vennero sostituiti dalla colonizzazione greca . Nel 264 a.C. Lipari è alleata di Cartagine e le isole devono quindi subire i continui attacchi della flotta romana. Nel 252 a.C. Lipari e le sue isole passeranno sotto il dominio romano . Ne sono prova i resti di una villa romana sulla difficilmente accessibile sommità dell’isolotto di Basiluzzo, proprietà di un eccentrico possidente romano, evidentemente amante dell’asprezza e bellezza dei panorami panarellesi. Con la caduta dell’ Impero romano inizia un periodo di decadenza che aumenta con la dominazione bizantina e diviene ancor più rapida con l’inizio dell’occupazione araba ( 827 / 1061 ). Con l’avvento dei Normanni ricominciò lo sviluppo economico e demografico delle isole ( 1340 1544 circa). A metà del 1500 infatti gli arabi ricominciarono a insidiare le isole (ne resta traccia nella toponomastica isolana nella baia e relativa contrada di Drautto, dal nome del pirata Drauth . Per le scorrerie della pirateria arabo-turca l’isola rimase pressoché disabitata, gli abitanti infatti non superavano il centinaio. Verso la fine del XVII secolo i contadini di Lipari ripresero a coltivarla (senza portarvici però donne e bambini, per via del pericolo delle scorrerie piratesche). È significativo come sopra il villaggio preistorico di Cala Junco esista il “Castello del Salvamento” (nella toponomastica eoliana “castello” sta per pinnacolo roccioso di notevole altezza), usato appunto come provvidenziale rifugio degli abitanti durante queste incursioni. In seguito, con il miglioramento della situazione politica nelle isole, la popolazione di Panarea aumentò sino a circa 1000 persone. Ma alla fine dell’ Ottocento diminuì nuovamente per via dell’ emigrazione , verso Stati Uniti , Sud America e Australia (gli eoliani nel mondo sono attualmente più di quelli residenti!). Ai giorni nostri la popolazione è intorno ai 200 abitanti stabili (in inverno, nei mesi estivi con i turisti può facilmente decuplicare). Gli isolani vivono ora soprattutto del successo turistico dell’isola, esploso alla fine degli anni settanta , ma iniziato alla fine degli anni cinquanta , con la scoperta di queste isole da parte di villeggianti più avventurosi, alla ricerca di un’oasi di vita più semplice e a contatto diretto con la natura. Per il senso di straniamento, fascinazione e sensazione di “perdersi” nella natura, che procuravano questi luoghi nel dopoguerra si ricorda il film Stromboli terra di Dio di Roberto Rossellini ( 1950 ) o l’altrettanto famoso L’avventura , di Michelangelo Antonioni ( 1960 ), ambientato in larga parte a Panarea, Basiluzzo e Lisca Bianca. Turismo Il successo turistico, che ha portato indubbi benefici economici e di qualità della vita alla popolazione dell’isola, ha (forse) inevitabilmente comportato aspetti negativi, quali una progressiva inesorabile cementificazione e speculazione edilizia (seppur in maniera minore e più controllata rispetto ad altre isole dell’arcipelago), una spersonalizzazione del carattere originario (le nuove case o quelle riadattate ad uso turistico stanno via via perdendo il carattere originario verso uno stile simil-eoliano senza radici o peggio verso un generico esotismo), una banalizzazione dell’offerta turistica non più dissimile da qualsiasi altra località balneare, un affollamento di massa nei mesi estivi, agosto in particolare, caratterizzato da un turismo “mordi e fuggi”, quest’ultimo più attratto dalla nomea (fortunatamente falsa) di “isola dei VIP”, che dalle effettive bellezze paesaggistiche dell’isola. Ciò nonostante resta inconfutabile che, al di fuori delle follie dell’alta stagione, è una delle isole più affascinanti di tutto il Mar Mediterraneo .

Isola di SalinaSalina è un’isola delle Isole Eolie . Misura 26,8 km² ed è la seconda per estensione e per popolazione dopo Lipari . È divisa in tre comuni: Santa Marina , Malfa e Leni e conta complessivamente circa 2.300 abitanti. Formata da sei antichi vulcani , possiede i rilievi più alti dell’ arcipelago : il monte “Fossa delle Felci”, 961 m e il “Monte dei Porri”, 860 m che conservano la tipica forma conica. Da questi due vulcani spenti deriva il suo antico nome greco Didyme che significa gemelli . L’attuale nome deriva invece da un laghetto dal quale si estraeva il sale. Dagli scavi sono emersi di insediamenti risalenti all’ età del bronzo e alternanza di periodi di completo abbandono e altri di forte sviluppo. Ritrovamenti presso Santa Marina mostrano un notevole insediamento attorno al IV secolo AC . Attorno al VII secolo d.C., Salina fu una delle Eolie più popolate perché i vulcani di Lipari erano in attività. Le invasioni arabe la resero deserta finché, attorno al XVII secolo tornò a popolarsi. Salina è l’isola più fertile delle Eolie e ricca d’acqua; si coltivano uve pregiate da cui si ricava la ” Malvasia delle Lipari “, un vino di sapore dolce e capperi , esportati in tutto il mondo. Nel 1980 è stato istituito il parco regionale di Salina e nel 1981 la riserva naturale dei due monti. Un’altra importante risorsa per l’isola è il turismo .

Eruzione del vulcano di StromboliL’ isola di Stromboli fa parte dell’arcipelago delle Isole Eolie , nel bacino Tirreno del mare Mediterraneo occidentale. Il nome proviene dal greco antico St??????? ( Stro?gul ? ) dato alla montagna per le sue forme sinuose (in siciliano, “strumbulu” significa trottola) Si tratta di un’isola vulcanica. Amministrativamente l’isola è ricompresa nel comune di Lipari . Si estende per 12,6 kmq ed è l’unica delle 7 Eolie ad avere un vulcano in continua attività. Economia Stromboli è nota, frequentata ed abitata fin dall’antichità remota, e la sua economia si è sempre fondata sulle produzioni agricole tipicamente mediterranee: olivo , vite ( malvasia coltivato basso in giardini terrazzati), fichi – e poi sulla pesca e sulla marineria. Fino al XIX secolo questa economia fu fiorente e Stromboli arrivò a contare fino a circa 4.000 abitanti. Il peggioramenti delle condizioni economiche seguito all’unità d’Italia, il ripetersi di eruzioni e terremoti e infine l’attacco della peronospora che negli anni trenta sterminò la più redditizia coltura locale, quella della vite , fecero sì che una grandissima maggioranza degli strombolani prendesse la via dell’ emigrazione , soprattutto verso l’ Australia e l’ America e l’isola rischiò seriamente di restare abbandonata. Venne riscoperta dopo la guerra da Roberto Rossellini che, con il film del 1949 Stromboli terra di Dio (con protagonista femminile la giovane Ingrid Bergman ), portò l’isola e la sua straordinarietà all’attenzione del pubblico. Il flusso turistico verso l’isola, che costituisce attualmente la principale risorsa economica di Stromboli, fino agli anni settanta fu rappresentato soprattutto da persone alla ricerca di un ambiente particolare, ancora naturale ed integro anche se non privo di scomodità (mancanza di elettricità, scarsità d’acqua). Nei decenni successivi le scomodità sono molto diminuite e il turismo è molto cresciuto, anche se resta limitato prevalentemente ai mesi centrali dell’estate. I nuclei abitati Oggi i principali borghi abitati sono San Vincenzo (anticamente era il borgo degli agricoltori) con l’approdo storico di Scari , Piscità e Ficogrande (che anticamente era il borgo degli armatori). A sudovest, ancora raggiungibile solo via mare, c’è Ginostra , luogo straordinariamente arcaico e bellissimo, dove d’inverno restano forse 10 abitanti.I residenti totali dell’isola, d’inverno, sono un centinaio, anche se all’anagrafe ne contano circa 400. D’estate diventano almeno 4.000. Trasporti & Collegamenti Da Napoli , da Lipari , Milazzo e Messina Stromboli è raggiungibile col traghetto e, d’estate, anche in aliscafo da Reggio Calabria, Tropea , Capo Vaticano ( Ricadi ) e Vibo Marina . Le caratteristiche vulcaniche Lo Stromboli è il più attivo dei vulcani europei, le sue eruzioni avvengono con una frequenza media di circa una ogni ora. Gli strombolani lo chiamano “Struògnoli”. Ma quando è più attivo e spaventa può capitare di sentirlo chiamare Iddu “, “Lui”, come se riaffiorasse la memoria della natura divina che un tempo era riconosciuta ai fenomeni naturali incontrollabili. L’attività “ordinaria” di Stromboli ha luogo ad una quota di 750 m s.l.m. dai tre crateri allineati in direzione NE-SW all’interno della depressione della Sciara del Fuoco. Consiste in esplosioni intermittenti di media energia, della durata di pochi secondi ad intervalli di 10- 20 m durante le quali vengono emesse piccole quantità di bombe scoriacee incandescenti, lapilli, cenere e blocchi con velocità di uscita compresa tra 20 a 120 metri al secondo ed altezze comprese tra poche decine fino ad alcune centinaia di metri. L’attività eruttiva è associata ad un degassamento pressoché continuo dall’area craterica il cui volume stimato è di 6000-12000 t/gi il quale consiste principalmente di H2O (3200-6300 t/g), CO2 (2900-5800 t/g), SO2 (400-800 t/g) e quantità minori di HCl e HF. I materiali emessi da queste esplosioni ricadono nelle immediate vicinanze e spesso formano piccoli coni ripidi o piccoli hornitos. Periodi di totale inattività, senza lanci di materiale sono piuttosto rari. Il più lungo, tra quanti registrati, si è protratto per circa 2 anni, dal 1908 al 1910. Periodi di prolungata quiescenza della durata di qualche mese, sono stati registrati a varie riprese. L’attività normale può essere periodicamente interrotta da esplosioni discrete di maggiore energia dette “esplosioni maggiori”. Questi eventi consistono di brevi ma violente esplosioni durante le quali vengono prodotti lanci balistici di blocchi e bombe di dimensioni anche metriche a distanze che di alcune centinaia di metri associati a piogge di lapilli e cenere; la distribuzione dei prodotti è solitamente confinata all’interno dell’area craterica. Sono distribuite non omogeneamente nel tempo, ma si tratta mediamente di 2,1 eventi ogni anno. I parossismi rappresentano le manifestazioni più energetiche del vulcano di Stromboli; consistono in violente ed improvvise esplosioni “tipo cannonata” durante le quali avviene l’emissione sostenuta di scorie incandescenti, ceneri, bombe e blocchi litici a distanze considerevoli fino ad interessare le zone abitate dell’isola. Tali esplosioni possono produrre nubi convettive che raggiungono quote di 10 km . Durante i parossismi sono emessi volumi sensibilmente maggiori materiali rispetto alle eruzioni normali e a quelle maggiori e frequentemente possono avvenire profonde modificazioni dell’area craterica. L’ultimo evento parossistico è avvenuto il 15 marzo 2007 all’interno dell’eruzione febbraio-aprile 2007. L’ultima eruzione del vulcano ha avuto inizio il 27 febbraio 2007, con un’iniziale effusione di lava dal cratere di NE, durata alcune ore e seguita dall’apertura di una bocca effusiva nella Sciara del Fuoco, a quota 400 m s.l.m. circa. Il 9 marzo 2007 si è aperta una seconda bocca sempre sulla Sciara del Fuoco, ma posizionata a circa 500 m s.l.m.; l’attività di questa bocca è stata comunque breve (circa 24 ore). Il 2 aprile 2007 è infine terminata anche l’effusione di lava dalla bocca di quota 400 m s.l.m. Colate laviche Nell’ultimo secolo sono riportati circa 26 episodi durante i quali si sono avute emissioni laviche. I prodotti emessi sono rappresentati principalmente da colate di spessore variabile; la morfologia del vulcano obbliga le colate di lava a riversarsi sul versante nord-occidentale, dove sono confinate all’interno della Sciara di Fuoco e quindi non rappresentano un pericolo per la popolazione dell’isola. Le colate fuoriescono generalmente attraverso fratture eruttive nella zona craterica o all’interno della Sciara del Fuoco ma possono generarsi anche per tracimazione dal bordo craterico. Strombolicchio A poche centinaia di metri a nord dell’isola di Stromboli si trova lo scoglio di Strombolicchio , residuo dell’antico camino vulcanico. L’isolotto ospita un faro della Marina, attualmente automatizzato.

L’ Isola di Vulcano (frazione di Lipari ) è un’ isola di 21 km quadrati facente parte delle Isole Eolie . Gli abitanti vengono chiamati vulcanari. Situata 20 km a nord della Sicilia (Golfo di Patti, Mar Tirreno ). Le Bocche di Vulcano, un braccio di mare largo 750 m circa, la separano da Lipari . I vulcani L’isola deve in effetti la sua esistenza alla fusione di alcuni vulcani di cui il più grande ed attivo è il Vulcano della Fossa . Gli altri sono il Vulcanello ( 123 m ) a nord; il meridionale Monte Aria ( 500 m ), completamente inattivo, che forma un vasto altopiano costituito da lave, tufo e depositi alluvionali olocenici e il Monte Saraceno ( 481 m ). Il principale vulcano, a occidente, sembra essersi formato dopo l’estinzione del vulcano meridionale; con lave molto acide, ha generato il monte detto Vulcano della Fossa (o Gran Cratere o Cono di Vulcano ), alto 386 m , con pendici molto ripide, con a nord un cratere spento, detto Forgia Vecchia . A nord-ovest si trova una recente colata di ossidiana del 1771 , detta le Pietre Cotte . Il cratere attivo è situato alquanto spostato a nord-ovest. Attualmente l’attività vulcanica è data da fenomeni di solfatara e da frequenti eruzioni, generalmente esplosive. Sebbene l’ultima eruzione sia avvenuta nel 1888 1890 , il vulcano non ha mai cessato di dare prova della propria vitalità ed ancora oggi si osservano differenti fenomeni: fumarole , getti di vapore sia sulla cresta che sottomarini e la presenza di fanghi sulfurei dalle apprezzate proprietà terapeutiche. A nord numerose fumarole continuano ad emettere acido borico , cloruro di ammonio , zolfo , che alimentano un complesso industriale per la produzione di zolfo. Economia Prima dello sviluppo turistico degli anni Ottanta, l’economia dell’isola era essenzialmente basata sull’agricoltura. Oggi, a parte il turismo (che è di gran lunga la fonte di reddito più consistente), l’attività principale consiste nella coltivazione dei vigneti. Trasporti L’Isola Vulcano è collegata all’ Isola di Lipari con un servizio marittimo da Porto di Levante (sull’isola Vulcano) a Lipari (ca.¼d’ora) attraverso le Bocche di Vulcano. È raggiungibile con circa un’ora e mezza di navigazione con la nave e con circa 3/4 d’ora con l’aliscafo da Milazzo ( ME ).

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